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Pubblicato il 15 dicembre 2015 | da Redazione Utoya.Lep

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“Ma che brava Teresa Bellanova a #Leopolda6 #terradegliuomini”

Nel suo intervento al Meeting della Leopolda, la sottosegretaria al Lavoro Teresa Bellanova, riferendosi al Jobs Act, lo ha definito un “accordo”. Poi si è corretta, e l’ha chiamata “riforma”.

Il Jobs act è infatti una riforma del lavoro, probabilmente la più poderosa che la storia repubblicana ricordi, attuata senza la concertazione con le parti sociali.

Il Governo ha voluto prendere su di sé tutte “le fatiche della rappresentanza del lavoro”, non solo non includendo attivamente gli attori sociali, ma addirittura denigrandoli preventivamente (come ci ricorda, tanto per dirne una, il recente studio condotto dal francese Conseil d’orientation pour l’emploi, Rapporto sulle riforme del lavoro in Europa, monografia sull’Italia, pagina 14).

Sempre la sottosegretaria ha assicurato che durante tutta la sua esperienza di governo non ha mai dimenticato le sue “radici” e la sua “anima”. Peccato se ne sia scordata proprio quando ha votato il Jobs Act, ossia quella riforma che ha creato una regolamentazione del mercato del lavoro tra le più liberali d’Europa.

Neanche il duo Monti-Fornero si era spinto sino a tanto!

Neppure i burocrati europei avrebbero chiesto di meglio/di più. Cioè: ce l’avevano pure chiesto (a dire il vero ce lo avevano imposto: basta leggere la lettera inviata dalla BCE, a firma Mario Draghi e Jean-Claude Trichet, del 5 agosto 2011), ma mai avrebbero potuto sperare in tanto vigore riformista.

Peccato che durante il suo intervento non abbia potuto “propagandare” i favolosi dati sull’occupazione.

Avrebbe potuto dire: “...certo, abbiamo desertificato i diritti; è vero, abbiamo preso soldi vostri – tanti eh, ne sono consapevole! – per regalarli alle imprese affinché assumessero (vabbè, poi le hanno utilizzate soprattutto le aziende del nord, ma questo è colpa del sud!) però, cazzo, avete visto che risultati: l’occupazione s’impenna!!!

E invece (anche) su questo aspetto la performance del Governo Renzi lascia a desiderare…

Come abbiamo già detto , questa riforma tradisce proprio le radici e l’anima della cultura del lavoro progressista, che sicuramente doveva e poteva essere aggiornata, ma non certo abrogata!

Il “cerchio” ancora non è chiuso, sottosegretaria: se ne accorgeranno ancor di più i 24enni di oggi, da lei stessa citati, che saranno costretti a “pattinare” sul ghiaccio.

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